domenica 10 gennaio 2016

Abbiamo venduto l'anima al diavolo.

La vecchia lira, con le sue debolezze, svalutazioni e inflazioni, ha portato l'Italia a rialzarsi dalle macerie della guerra e a diventare una delle più grandi potenze industriali.
Con l'euro abbiamo finalmente una moneta forte come sempre tutti avevamo sognato  che protegge efficacemente il valore del denaro, specialmente per chi ne ha tanto.
La moneta forte comporta inconvenienti a cui non eravamo preparati. Chi ha la responsabilità di guidare l'Italia non vede (o finge di non vedere) che l'euro è diventato un bene concreto, una merce che è molto comodo accumulare, non deperisce, si conserva e si trasporta senza costi, specie se in contanti. In questo modo perde la funzione per la quale è stato creato, che è quella di agevolare e favorire lo scambio di beni e servizi, in quanto accumulandosi nella disponibilità di un numero limitato di persone finisce per ostacolare se non fermare lo scambio degli stessi beni e servizi. L'unico vero incentivo che possa convincere chi ha accumulato tanto denaro a spenderlo (denaro come sinonimo di potere), e quindi a reimmetterlo nel circuito dell'economia, è l'inflazione, quel tarlo che corrode e consuma il denaro accumulato ovunque lo si nasconda. L'inflazione si crea stampando moneta in quantità maggiore di quella normalmente programmata. Entrando nell'euro abbiamo rinunciato a questa possibilità consegnandola nelle mani della Banca centrale europea, in pratica della Germania, che è il componente più potente, che è riuscita a dettare una politica monetaria tagliata su misura per l'economia tedesca: bassa inflazione (inevitabilmente scivolata nella deflazione) e svalutazione che agevola in maniera sproporzionata le esportazioni dei teutonici. Conseguenza: l'economia tedesca è più fiorente che mai, mentre gli altri paesi dell'Unione Europea, chi più chi meno, annaspano nella merda.


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